Inflammaging: il tempo che passa si legge anche dentro di noi
Quando pensiamo all’età, guardiamo soprattutto ciò che vediamo: la pelle che cambia, i primi capelli bianchi, un’espressione che ci ricorda nostra madre. Ma il modo in cui invecchiamo si costruisce anche lontano dallo specchio, attraverso processi che la ricerca sta imparando a conoscere sempre meglio.
Uno di questi ha un nome un po’ difficile, inflammaging, nato dall’unione delle parole inglesi inflammation e aging: infiammazione e invecchiamento. È un tema che sta uscendo dai laboratori per entrare nelle pagine dedicate al benessere, perché ci invita a osservare il tempo da una prospettiva diversa: quanto conta l’ambiente che, giorno dopo giorno, creiamo per il nostro organismo?
Quando una difesa rimane attiva

L’infiammazione è una risposta preziosa del corpo. Si attiva, per esempio, quando dobbiamo affrontare un’infezione o riparare una ferita: mobilita le difese e partecipa alla guarigione.
Con il termine inflammaging si descrive invece uno stato infiammatorio cronico di bassa intensità, che può accompagnare l’avanzare dell’età. È un fenomeno complesso, legato anche ai cambiamenti del sistema immunitario e all’accumulo di cellule danneggiate o senescenti. Non si riconosce semplicemente da una sensazione di gonfiore o da una giornata in cui ci sentiamo poco in forma.
La sua importanza sta nel rapporto con la salute nel lungo periodo. Studiare questi meccanismi aiuta a comprendere perché persone della stessa età possano avere condizioni fisiche e percorsi di invecchiamento differenti.
Il mondo vegetale sotto la lente della ricerca
Tra gli ambiti più interessanti c’è il rapporto con l’alimentazione. Verdure, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca e olio extravergine d’oliva compongono un insieme di nutrienti, fibre e sostanze vegetali che interagiscono con il nostro organismo.
L’attenzione scientifica riguarda anche i composti bioattivi delle piante: sostanze studiate per il loro coinvolgimento nei processi biologici, compresi quelli infiammatori. Proprio a “Piante medicinali e inflammaging” è stata dedicata l’edizione 2026 del convegno Piante & Salute, con il coinvolgimento di docenti dell’Università di Padova. Un campo di ricerca vivo, nel quale è essenziale distinguere le possibilità da approfondire dai benefici già dimostrati nell’uomo.
Il messaggio più utile per la vita quotidiana riguarda la qualità dell’alimentazione nel suo complesso. Le evidenze sui modelli alimentari, come quello mediterraneo, invitano a guardare alla varietà e alla continuità delle scelte, evitando di affidare a un solo ingrediente il compito di proteggere la nostra salute.
Una domanda da portare a tavola

Quante piante diverse entrano davvero nella nostra settimana?
È una domanda semplice, ma può svelare quanto siano ripetitive anche le abitudini che consideriamo sane. Compriamo sempre le stesse verdure, scegliamo gli stessi contorni, lasciamo i legumi per una ricetta occasionale. Ampliare questo repertorio può diventare un modo concreto e piacevole per prenderci cura dell’alimentazione.
Novembre offre molte possibilità: il radicchio, le diverse varietà di cavolo, i finocchi, le cime di rapa. Possiamo alternarli, abbinarli a legumi e cereali, riscoprire erbe aromatiche che avevamo dimenticato. La curiosità aiuta a dare continuità alle scelte, perché rende il cibo interessante prima ancora che “giusto”.
Il verde, una scelta da conoscere
È da questa curiosità per il mondo vegetale che nasce anche l’invito a conoscere Lio Verde, puro succo liofilizzato di erba di grano. Un ingrediente dal colore intenso e dall’identità precisa, da inserire nelle proprie abitudini seguendo le indicazioni in etichetta, accanto alla varietà degli alimenti che portiamo ogni giorno a tavola.
Parlare di inflammaging ci ricorda quanto sia interessante conoscere ciò che accade dentro di noi. E quanto valore possa avere cominciare dalle scelte sulle quali abbiamo voce, con attenzione e senza inseguire la perfezione.